Intelligenza artificiale e supercalcolo: la visione di Francesco Ubertini per la competitività industriale italiana

Dal libro di Michele Bonfiglioli, una riflessione su AI, supercalcolo e sovranità tecnologica per la competitività delle imprese

Sommario

Questo articolo esplora come intelligenza artificiale e supercalcolo stiano ridefinendo le possibilità competitive delle imprese italiane ed europee. Francesco Ubertini, alla guida del CINECA e del supercomputer Leonardo, traccia una roadmap chiara: l’AI non è una moda passeggera, ma un’infrastruttura cognitiva destinata a diventare il sistema nervoso delle organizzazioni moderne.

Il vero ostacolo non è tecnologico, ma culturale — soprattutto nelle PMI, dove manca ancora la consapevolezza di dove si genera valore e da dove iniziare. La sfida per l’Europa è smettere di essere semplice consumatrice di tecnologie altrui e diventare protagonista: passare da technology taker a technology maker, costruendo ecosistemi collaborativi sul modello dell’Emilia-Romagna, dove università, imprese e istituzioni cooperano prima di competere.

Il supercalcolo, in questo scenario, non è uno strumento per pochi: è una leva democratica per simulare scenari, governare l’incertezza e prendere decisioni più solide. E i giovani — con le loro competenze native digitali — sono il capitale più prezioso per guidare questa transizione, a patto di imparare a fare le domande giuste.

I punti chiave:

  • L’AI non è una moda: è un’infrastruttura cognitiva per le imprese
  • Il supercalcolatore Leonardo permette simulazioni impossibili per un normale PC
  • Il vero ostacolo all’adozione dell’AI nelle PMI italiane è culturale, non tecnologico
  • L’Europa ha ancora una chance: passare da technology taker a technology maker
  • L’innovazione richiede ecosistemi collaborativi, non eroi solitari
  • I giovani sono il capitale più prezioso: vanno formati a fare le domande giuste

Questo testo è tratto dal capitolo 8, “Tecnologie e Industry 5.0. Intelligenza artificiale e strumenti per il futuro”, del libro 25 anni di Lean Thinking alla maniera italiana di Michele Bonfiglioli. Francesco Ubertini, presidente del CINECA ed ex rettore dell’Università di Bologna, offre una visione concreta su intelligenza artificiale, supercalcolo e sovranità tecnologica per le imprese italiane. Nel capitolo, la sua voce si inserisce in un percorso più ampio dedicato a processi solidi, digitalizzazione e innovazione applicata alla competitività delle imprese.

Il supercalcolo è realtà industriale

Nel cuore dell’Emilia-Romagna, a Bologna, il futuro ha già iniziato a calcolare. Si chiama Leonardo, come il genio rinascimentale, ed è oggi il supercalcolatore più potente d’Europa per l’intelligenza artificiale. È una macchina capace di 250 milioni di miliardi di operazioni al secondo, ma soprattutto è una piattaforma strategica a disposizione di università, centri di ricerca e imprese.

A guidarne lo sviluppo c’è Francesco Ubertini, presidente del CINECA ed ex rettore dell’Università di Bologna. Il suo approccio è diretto, pragmatico e ancorato ai dati, e accompagna il lettore dentro alcune delle sfide più urgenti per l’Europa: sovranità digitale, leadership tecnologica e impatto dell’intelligenza artificiale sui sistemi produttivi.

Leonardo non è un simbolo. È uno strumento. Un’ora di lavoro di questo supercalcolatore equivale a 900 anni di calcolo di un normale PC. Ma la vera forza non è solo nella potenza: è nella democratizzazione dell’accesso. Imprese e istituzioni possono oggi simulare, ottimizzare e prevedere. Non è solo velocità. È capacità decisionale.

Cos’è il supercalcolatore Leonardo e a cosa serve?

Leonardo è il supercomputer più potente d’Europa per l’intelligenza artificiale, sviluppato e gestito dal CINECA a Bologna. Con una capacità di calcolo di 250 petaflops (equivalente a 900 anni di lavoro di un normale PC in un’ora) è classificato tra i primi 10 supercomputer al mondo secondo la classifica TOP500. È accessibile a università, centri di ricerca e imprese per simulazioni avanzate, ottimizzazioni dei processi e analisi predittive. Per il manifatturiero italiano rappresenta una leva strategica concreta: non un futuro lontano, ma uno strumento operativo già a disposizione.

Non è una questione di “se”, ma di “quando”

L’intelligenza artificiale viene spesso raccontata come la moda del momento, ma per Ubertini è molto più di questo. Il tema non è se adottarla, ma quando. E il tempo per aspettare è finito.

La priorità è portare le tecnologie digitali nei processi industriali, rendendole leve concrete per il valore e la competitività. Per l’Europa, la sfida è ancora aperta: con la prima rivoluzione digitale, quella delle piattaforme, abbiamo perso terreno. Con AI e supercalcolo, invece, siamo ancora in tempo. Abbiamo una seconda occasione.

L’AI come sistema nervoso delle imprese

Per Ubertini, l’intelligenza artificiale non è una bacchetta magica. È un’infrastruttura cognitiva che si inserisce nei processi come un sistema nervoso. Imparerà, si adatterà, guiderà le decisioni operative e strategiche.

Ma perché questo accada, bisogna capirla, governarla e indirizzarla. Altrimenti le imprese rischiano di restare semplici acquirenti di soluzioni prodotte altrove. Il punto, quindi, non è solo usare l’AI, ma costruire la capacità di farla diventare parte della struttura aziendale.

Da technology taker a technology maker

Qui emerge un passaggio cruciale: passare da technology taker a technology maker. Solo così si difende la sovranità industriale e si consolida il ruolo dell’Europa nei nuovi equilibri globali.

Non si tratta soltanto di acquistare tecnologie avanzate, ma di sviluppare competenze, visione e capacità di incidere sui modelli con cui la tecnologia viene progettata e applicata. È una questione strategica, prima ancora che tecnologica.

Il vero gap? È culturale

Perché molte imprese faticano ad adottare l’AI? Secondo Francesco Ubertini: “Il problema non è la mancanza di tecnologia. Il blocco è culturale.”

Nelle PMI italiane spesso manca la consapevolezza di dove si genera valore. Si parte dai dati, ma non dai problemi. Così diventa difficile capire da dove cominciare. Serve un cambio di mentalità: partire dai colli di bottiglia, chiedersi dove si può migliorare oggi e non moltiplicare i KPI se non è chiaro l’obiettivo da raggiungere.

Questa è una lezione molto concreta: la tecnologia funziona quando si innesta su un bisogno reale, non quando viene adottata come risposta generica alla complessità.

Governare l’incertezza con il supercalcolo

In un mondo dominato dalla complessità, il supercalcolo diventa uno strumento per governare l’incertezza. Non dice cosa succederà, ma aiuta a simulare scenari, valutare impatti e scegliere con più lucidità.

Per il manifatturiero italiano, questa è una leva strategica. Significa passare da una logica reattiva a una logica predittiva, in cui le decisioni non si basano solo sull’intuizione, ma su dati solidi e modelli dinamici. È un cambio di postura che rafforza la capacità delle imprese di affrontare mercati instabili e processi sempre più complessi.

I giovani: il capitale più importante

Ubertini guarda anche alle nuove generazioni con grande lucidità. I giovani sono il capitale più prezioso, perché hanno competenze che alla loro età era difficile perfino immaginare. Ma vivono in un mondo iperstimolato e tendono a restare in superficie.

La sfida educativa, quindi, non è solo trasmettere nozioni, ma insegnare a porre le domande giuste, approfondire, collegare e riflettere. Solo così l’intelligenza, anche quella artificiale, diventa uno strumento al servizio dell’intelligenza umana.

Ecosistemi, non eroi solitari

L’innovazione non nasce mai in solitudine. Servono ecosistemi forti, afferma Ubertini. L’Emilia-Romagna è un caso emblematico: università, imprese, ricerca e istituzioni che collaborano prima di competere.

È la logica della cooperazione precompetitiva: costruire insieme la base, per poi competere sull’ultimo miglio. Una visione che rafforza il territorio e che può aiutare l’Europa a non essere solo consumatrice di tecnologie, ma protagonista del futuro.

L’intervista nel podcast

L’intervista integrale a Francesco Ubertini si trova all’interno del podcast FUTURO. Conversazioni di Buonsenso.

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Domande frequenti su Intelligenza Artificiale, Supercalcolo e PMI

Cos’è il supercalcolatore Leonardo e dove si trova?

Leonardo è il supercomputer più potente d’Europa per l’intelligenza artificiale. Si trova a Bologna, è gestito dal CINECA — il Consorzio Interuniversitario per il Calcolo Automatico — e vanta una capacità di calcolo di 250 petaflops. In termini pratici, un’ora di lavoro di Leonardo equivale a 900 anni di calcolo di un normale PC. È classificato tra i primi 10 supercomputer al mondo secondo la classifica TOP500 ed è accessibile a università, centri di ricerca e imprese italiane ed europee per simulazioni complesse, ottimizzazione dei processi produttivi e sviluppo di modelli di intelligenza artificiale.

Perché le PMI italiane faticano ad adottare l’intelligenza artificiale?

Secondo Francesco Ubertini, presidente del CINECA, il principale ostacolo non è la mancanza di tecnologia disponibile, ma un gap culturale profondo: molte PMI non hanno ancora chiaro dove si genera valore nei propri processi e quindi non sanno da dove iniziare. L’errore più comune è partire dai dati invece che dai problemi reali. La chiave è invertire l’approccio: identificare prima i colli di bottiglia concreti, definire con chiarezza l’obiettivo da raggiungere e solo dopo scegliere lo strumento tecnologico più adatto. L’AI produce risultati misurabili solo quando si innesta su un bisogno reale.

Cosa significa passare da technology taker a technology maker?

Significa smettere di essere acquirenti passivi di tecnologie progettate e sviluppate altrove, per diventare soggetti attivi nella catena del valore tecnologico: capaci di progettare, adattare e governare le soluzioni in base alle proprie esigenze industriali e culturali. Per l’Europa, questo passaggio è strategico: con la prima rivoluzione digitale — quella delle grandi piattaforme — il continente ha perso terreno rispetto a USA e Cina. Con l’intelligenza artificiale e il supercalcolo c’è ancora una finestra aperta per recuperare un ruolo da protagonista, a patto di investire in competenze, ricerca e infrastrutture proprie.

Qual è il legame tra supercalcolo, Lean Thinking e Industry 5.0?

Il supercalcolo e l’AI non sostituiscono i processi solidi: li potenziano. Nel contesto del Lean Thinking e dell’Industry 5.0, queste tecnologie diventano strumenti per eliminare gli sprechi in modo predittivo, simulare scenari di miglioramento prima di implementarli, e prendere decisioni basate su dati reali anziché sull’intuizione. È la naturale evoluzione del miglioramento continuo nell’era digitale: stessi principi, strumenti esponenzialmente più potenti. La visione di Ubertini si allinea perfettamente con l’approccio di Michele Bonfiglioli: tecnologia e metodo non sono alternativi, ma complementari.

Chi è Francesco Ubertini e perché la sua visione è rilevante per le imprese?

Francesco Ubertini è presidente del CINECA, il principale centro di supercalcolo italiano, ed è stato rettore dell’Università di Bologna. La sua rilevanza per le imprese risiede nella capacità di tradurre la complessità tecnologica in visione strategica concreta: non parla di AI in astratto, ma di come le imprese possono usarla per competere, decidere meglio e difendere la propria sovranità industriale. La sua prospettiva, raccolta nel libro 25 anni di Lean Thinking alla maniera italiana di Michele Bonfiglioli, è un punto di riferimento per chi vuole capire dove sta andando l’industria europea.

Approfondisci il libro

Per leggere il capitolo completo e approfondire le altre voci del libro, scopri 25 anni di Lean Thinking alla maniera italiana di Michele Bonfiglioli.

A cura della Redazione Bonfiglioli Consulting
Ogni pubblicazione nasce da studi di settore, ricerche sul campo e analisi dei trend globali integrate con le conoscenze e competenze maturate nei progetti di trasformazione, con l’obiettivo di promuovere la cultura d’impresa.


Pubblicato il 21/05/2026