Il Benchmarking Study 2025, condotto da Bonfiglioli su un campione significativo di oltre 100 imprese, rappresentative di 22 settori industriali – con l’85% dei partecipanti in ruoli C-level –, delinea la nuova geografia competitiva del Made in Italy industriale.
L’industria italiana si conferma solida e responsabile, con elevati livelli di maturità ambientale e un indice di Operational Excellence pari al 71%. Tuttavia, emerge un ritardo crescente nella digitalizzazione dei processi, che rappresenta oggi la principale leva strategica per recuperare competitività.
In uno scenario sempre più complesso, caratterizzato da elevata volatilità della domanda e da carenza strutturale di competenze, la chiave per garantire crescita sostenibile e resilienza risiede nell’adozione di modelli organizzativi più agili. In questi modelli, i dati, le competenze e la visione strategica diventano asset competitivi imprescindibili.
Comprendere “dove siamo” e “cosa serve per competere” rappresenta dunque un passaggio strategico fondamentale per le imprese che vogliono guidare il futuro del manifatturiero italiano.
L’Osservatorio Permanente fornisce un quadro aggiornato del livello di maturità delle aziende italiane attraverso cinque aree chiave di impatto: Operational Excellence, Supply Chain, Digital Transformation, Sostenibilità e Human Resources & Competence Development. L’analisi si articola in quattro livelli di maturità operativa: statico, reattivo, preventivo e proattivo.
Le aziende italiane mostrano un solido indice di maturità operativa pari al 71%.
Il dato più significativo emerge dalla presenza di una strategia formalizzata di Operational Excellence nel 62% delle imprese, con un orizzonte temporale prevalentemente medio-lungo: il 71% dei piani strategici copre almeno 3 anni.
Le priorità strategiche confermano un cambio di paradigma:
È evidente una transizione dal paradigma cost-driven a una logica orientata al valore, alla differenziazione e alla customer experience.
L’analisi dei mindset operativi, tuttavia, rivela un elemento cruciale: la maggior parte delle aziende si colloca in uno stadio reattivo o proattivo, mentre l’approccio preventivo – quello più strategico per anticipare il mercato – rimane ancora poco diffuso. La presenza di aziende “strutturate” ma ancora “low-tech” (26%) dimostra che la maturità di processo non si traduce sempre in capacità di scalare digitalmente le performance.
La Supply Chain italiana registra un maturity level del 67%: una performance discreta che tuttavia evidenzia ampi margini di miglioramento, soprattutto in termini di digitalizzazione e integrazione end-to-end.
Il 46% del campione si colloca nella categoria “Supply Chain fragile”, caratterizzata da processi prevalentemente manuali, pianificazione episodica e bassa digitalizzazione. Il 30% opera con una “Supply Chain disconnessa”, sintomo di una transizione incompleta: i processi mostrano miglioramenti, ma i flussi informativi non circolano con sufficiente fluidità tra i diversi anelli della catena. Solo il 14% può essere definito “intelligente” e appena il 7% rientra nella categoria dei leader digitali.
I principali gap emergono su tre fronti strategici:
Il messaggio è inequivocabile: anche una Supply Chain accuratamente progettata perde efficacia in assenza di un adeguato supporto digitale. La resilienza oggi non è più sufficiente. Occorre sviluppare capacità predittiva.
Il Benchmarking Study evidenzia che il Digitalization Score medio delle aziende italiane si attesta al 48%: il valore più basso tra tutte le aree analizzate e, al contempo, la leva strategica con il maggiore potenziale di miglioramento.
L’analisi della percezione del livello di digitalizzazione rivela un’Italia industriale fortemente polarizzata:
Ancora più significativo è il dato secondo cui solo il 4% del campione può essere definito oggi come Smart Factory.
Il 42% dispone di una roadmap pluriennale (3-5 anni) integrata nel piano strategico, mentre il 49% è ancora in fase esplorativa.

Anche qui emerge un fattore chiave: la massa critica.
Le aziende superiori a 250 M€ mostrano i risultati migliori, mentre le PMI – pur consapevoli della necessità di digitalizzare – faticano a passare da iniziative episodiche a roadmap coerenti e strutturate.
Un altro dato importante emerge dall’analisi: il 38% delle aziende non ha ancora implementato politiche di cybersecurity, mentre solo il 23% dispone di politiche strutturate e consolidate.
In un ecosistema industriale sempre più interconnesso, in cui le fabbriche IoT rappresentano la norma, questa lacuna costituisce una vulnerabilità strategica rilevante.
Solo il 34% del campione ha avviato progetti di AI e GenAI, mentre appena il 3% li utilizza in modo strutturato e consolidato.
Le priorità applicative identificate sono:
I principali ostacoli all’adozione rimangono la qualità e la disponibilità dei dati, i sistemi informativi poco integrati e le resistenze culturali al cambiamento.
L’analisi per fascia di fatturato evidenzia una correlazione diretta tra dimensione aziendale e livello di maturità digitale:
La trasformazione digitale si configura, quindi, come una questione di massa critica e di governance strategica.
Nonostante l’interesse crescente per l’intelligenza artificiale, la sua adozione nel settore manifatturiero italiano è ancora in una fase embrionale. L’analisi rivela che le applicazioni più diffuse si concentrano in ambiti specifici:
Emerge tuttavia un divario significativo tra le potenzialità tecnologiche e l’implementazione effettiva, con la maggior parte delle aziende ancora in fase di sperimentazione anziché di adozione strutturata.
Con un Sustainability Maturity Level dell’89%, la sostenibilità emerge come pilastro strategico dell’industria italiana, confermata da investimenti ormai strutturali:
Distribuzione degli investimenti in sostenibilità:
Adozione di sistemi di certificazione formali:
Le aziende del campione mostrano un’elevata adozione di certificazioni sulla sostenibilità:
Solo il 7% delle aziende intervistate è privo di certificazioni.
Un’opportunità ancora da cogliere: la dimensione sociale resta limitata, con il 5% del campione certificato come B Corp.
La sostenibilità come leva strategica:
Non più un costo, ma un investimento per:
Il livello medio di maturità HR si attesta al 58%: un valore in crescita, ma ancora distante da un modello pienamente maturo e strategico.
Investimenti in formazione: segnali di cambiamento
L’88% delle aziende investe attualmente meno del 5% del fatturato in formazione. Tuttavia, emerge un segnale positivo: il 34% del campione prevede un incremento dei budget formativi nel prossimo anno, a conferma di una crescente consapevolezza del valore strategico del capitale umano.
Le priorità formative delle aziende:
Il gap strategico: manca una governance della conoscenza
Il vero punto critico emerge nella gestione del knowledge management: oltre il 76% delle aziende non dispone ancora di un’Academy interna strutturata o di un modello formalizzato per il trasferimento delle competenze.
Questa lacuna rappresenta un rischio competitivo significativo in un contesto in cui la retention del know-how e la velocità di upskilling costituiscono fattori differenzianti per la competitività d’impresa.
Il Benchmarking Study 2025 delinea uno scenario chiaro: l’industria italiana può contare su una solida cultura operativa e su un impegno concreto verso la sostenibilità. Tuttavia, questo patrimonio rischia di non bastare. Per mantenere la competitività, è necessario accelerare l’integrazione strategica tra Operations, Digital Transformation e People Development.
Il futuro del manifatturiero si fonda su un equilibrio strategico essenziale:
Processi stabili + Tecnologie intelligenti + Competenze diffuse.
Solo le imprese capaci di investire simultaneamente in eccellenza operativa, intelligenza digitale e sviluppo delle competenze potranno guidare con successo l’evoluzione del Made in Italy industriale.
In un contesto di mercato sempre più competitivo e dinamico, la leadership apparterrà a chi saprà integrare con metodo tecnologia, competenze e visione strategica, trasformando questi tre pilastri in un vantaggio competitivo sostenibile.