In questa intervista, Andrea Pontremoli — ex CEO di IBM Italia e oggi alla guida di Dallara — condivide la sua visione di competitività aziendale, riassumibile in tre parole chiave: valori, curiosità e innovazione. Partendo dalla sua esperienza tra il mondo tech e quello del motorsport, Pontremoli sottolinea come un’impresa non vada gestita solo in ottica di profitto a breve termine, ma costruendo relazioni solide, investendo nelle persone e coltivando una cultura dell’apprendimento continuo. Un invito a ripensare il modo in cui le aziende affrontano il cambiamento, ogni giorno.
Quando si chiede ad Andrea Pontremoli di riassumere la competitività in tre parole, la risposta arriva secca, essenziale, senza esitazioni: valori, curiosità, innovazione.
Un manifesto, più che una definizione. Il frutto di una carriera intensa e coerente: dai vertici di IBM Italia fino alla guida della Dallara, simbolo della meccanica d’eccellenza e del motorsport italiano, con un piede nell’ingegneria di precisione e l’altro ben saldo nella formazione, nel territorio, nell’impresa sociale.
Un punto d’osservazione privilegiato, che diventa anche un invito a ripensare il modo in cui costruiamo competitività, ogni giorno.
Non si gestisce un’impresa per massimizzare il profitto nel trimestre, ma per costruire un futuro. Anche quando costa, anche quando non rende subito.
Pontremoli parte da qui, da una visione che restituisce umanità e responsabilità al fare impresa. Un’azienda, secondo lui, non è solo un insieme di numeri: è un sistema di relazioni, una comunità in evoluzione. E va trattata come si cresce un figlio: con cura, coerenza, pazienza.
Non chiederti che tecnologia usare. Chiediti prima cosa vuoi fare.
Un altro punto fermo della sua visione: la tecnologia non è un fine, ma un mezzo. E la vera trasformazione digitale non parte mai dalla moda dell’ultima soluzione software, ma da un problema reale, da uno scopo concreto, da un bisogno che ha senso per le persone.
Solo allora – e solo con quella consapevolezza – ha senso parlare di strumenti.
In Dallara usiamo la tecnologia per sbagliare tanto, velocemente e a basso costo.
L’errore, in questa prospettiva, non è un fallimento, ma una condizione necessaria per apprendere e innovare. Il vero problema non è sbagliare, ma non imparare nulla da ciò che si è sbagliato.
Innovare significa correre dei rischi. Ma significa anche farlo con metodo, umiltà, e la libertà di testare – e correggere – senza paura.
La fiducia, in azienda, non è buonismo. È un asset strategico. È ciò che permette di distribuire le decisioni, responsabilizzare le persone, farle crescere.
Nessun sistema è più efficiente di una persona motivata e libera di agire con competenza.
Infine, il tema più sottile, ma più decisivo: il senso. Perché le imprese non durano se non hanno uno scopo che va oltre il profitto.
In Dallara ci siamo chiesti: quali sono i valori che vogliamo portare avanti per i prossimi cinquant’anni? Abbiamo risposto con tre parole: umiltà, lealtà, curiosità.
Su questi valori si fonda il modo in cui ci si relaziona, si progetta, si innova. Su questi si costruisce la cultura d’impresa. E, in fondo, è così che si costruisce anche la competitività. E forse, tornando a quelle tre parole iniziali – valori, curiosità, innova-zione – possiamo leggerle così: i valori come bussola, la curiosità come carburante, l’innovazione come direzione.
Pontremoli ci ha mostrato quanto contino i valori, il senso e la capacità di sbagliare per innovare davvero. Ma cosa significa, in pratica, posizionarsi in modo distintivo nel mercato globale di oggi?
Per rispondere, guardiamo da vicino chi ha già fatto questo percorso con successo: i campioni nascosti. Aziende che hanno saputo unire radici solide e ambizioni globali, diventando un modello concreto anche per le imprese italiane.
L’intervista è tratta dal libro “25 anni di Lean Thinking alla maniera italiana”.
La competitività duratura non si costruisce solo con strategie di mercato, ma anche con una cultura organizzativa solida. Valori chiari, capacità di innovare e fiducia nelle persone sono le leve che permettono a un’impresa di distinguersi nel tempo e resistere ai cambiamenti del contesto competitivo.
L’errore, se gestito con metodo, è una risorsa preziosa per l’innovazione. Testare rapidamente, raccogliere feedback e correggere la rotta permette alle imprese di apprendere più rapidamente dei concorrenti, riducendo i costi dell’incertezza e accelerando lo sviluppo di soluzioni efficaci.
I valori definiscono il modo in cui un’organizzazione prende decisioni, gestisce le relazioni e affronta le sfide. Imprese con una cultura valoriale coerente attraggono talenti, fidelizzano i clienti e costruiscono una reputazione distintiva — elementi che nessun concorrente può facilmente replicare.
Il posizionamento distintivo è la capacità di un’impresa di occupare uno spazio unico nella mente del cliente, differenziandosi non solo per prodotto o prezzo, ma anche per identità, valori e proposta di valore complessiva. È la base su cui le aziende eccellenti — come i cosiddetti campioni nascosti — costruiscono la propria leadership internazionale.